2015
Intervista con Crizzo
Francesco Siracusa — Spazio Espositivo
Francesco Siracusa: Le tue opere sono caratterizzate da soggetti dalle fattezze scultoree. Che relazione esiste fra pittura e scultura?
Crizzo: Prima di tutto, volevo chiarire la ragione del titolo di questi miei ultimi lavori, "Dialogico" appunto, come riferimento al dialogo e a quello che ne consegue: pensieri diversi, che aggregandosi, ne compongono di nuovi; scambio reciproco. Partendo da questo principio, ho voluto mettere in relazione la pittura e la scultura, due grandi passioni della mia vita, che singolarmente sembrano molto distanti, ma che comunicano se si propongono come oggetti nella superficie bidimensionale di una tela bianca e che, se si mettono in relazione come elementi di costruzione nella composizione del quadro, producono una dimensione nuova, realistica e fantastica allo stesso tempo.
F.S.: Quali fasi attraversa la creazione delle tue opere?
Crizzo: La mia immaginazione nei confronti delle figure dipinte è tridimensionale: le vedo a tutto tondo, ci giro intorno e poi decido il punto di vista che mi convince per il lavoro pittorico. Per questo motivo, spesso modello un bozzetto in argilla, che mi aiuta notevolmente nel disegno del bozzetto su carta e, in conclusione, nella realizzazione del quadro stesso. Di conseguenza le mie figure acquistano quella dimensione plastica, che è caratteristica più della scultura che della pittura, ma che per me è fondamentale esprimere, perché ambedue coesistono nel mio naturale linguaggio creativo.
F.S.: Come fai a sapere qual è il passaggio successivo che devi compiere? Cosa guida il tuo lavoro?
Crizzo: Io parto sempre da un progetto: prima di cominciare a stendere i colori sulla prima tela, so già non soltanto quale sarà la seconda, ma addirittura la decima perché, fin dall'inizio, ho già chiaro nella mente il progetto quasi completo, che ho appuntato in piccoli schizzi per non dimenticarli; in seguito, mentre il lavoro prosegue, posso aggiungere altri quadri, che nascono come sviluppo di quello precedente oppure per commissioni. Quindi, per rispondere alla tua domanda, scelgo tra i lavori che ho progettato, quello che mi sembra più urgente o quello che mi serve per chiarire meglio il discorso.
F.S.: Questa nuova produzione è implementata da diverse forme pittoriche.
Crizzo: Come nelle produzioni precedenti, anche questa segue l'impostazione dei frammenti che compongono un unico quadro. Singolarmente, ognuno rappresenta una frazione di vita ricavata spesso da mie esperienze e che insieme formano un disegno più ampio, che le comprende tutte e le proietta nel ciclo naturale e perpetuo del vivere umano. Mi sono anche proposto, forse in maniera troppo ambiziosa, di cercare di riunire all'interno di questo progetto tutte le forme pittoriche possibili, il ritratto, l'autoritratto, il paesaggio, la natura morta ecc... che ho cominciato a trattare e che continuerò a sviluppare in seguito. Il punto di riferimento è l'inclusione e l'accoglienza, nel senso che ogni elemento contribuisce ad arricchire e ampliare ogni situazione o discorso che si abbia voglia di far crescere e progredire. Rimangono presenti in questo discorso le suggestioni che ricavo costantemente dal mondo animale, vegetale e minerale.
F.S.: Il dialogo del quale parli si riferisce anche a tutte queste diverse forme e generi pittorici che coesistono all'interno di un'unica opera?
Crizzo: Sì, mi riferisco alla naturale relazione che si crea mettendo vicini un quadro ritratto dentro il quadro e una scultura ritratta dentro il quadro stesso; questa vicinanza crea il dialogo e questa relazione si verifica anche tra elementi di natura diversa, così una mezza figura umana vicina ad una parte di cavallo crea il centauro, se si vuole partire da una base mitologica, oppure ci fa pensare all'antico rapporto naturalistico e utilitaristico tra l'uomo e il cavallo. Lo stesso discorso vale anche per i diversi generi pittorici.
F.S.: Qual è la regola che fa sì che due elementi dialoghino tra loro? In sostanza, negli accostamenti ti guida la loro reciproca diversità o, al contrario, una specie di "somiglianza"?
Crizzo: Entrambe, ma non solo. Determinante è il tema che mi interessa sviluppare nel singolo quadro: spesso cerco di rappresentare sentimenti che appartengono alle mie più profonde esperienze, ma ho bisogno di legarle alla mitologia greca che per me racchiude tutte le sfumature della sensibilità umana, e quindi il mito stesso mi suggerisce quale elemento è necessario mettere in evidenza e con quale intensità. Tutto dipende dal risultato che mi propongo e che spero di raggiungere ogni volta che mi presento davanti ad una tela.
F.S.: Trovo interessante questo riferimento al tema come elemento unificante dell'opera e credo che questo preservi la tua opera dalla superficialità caratterizzante le associazioni del postmoderno. Sei d'accordo?
Crizzo: Questo non lo so, non sta a me dirlo, e non me ne preoccupo. Io dipingo per mia necessità e per rapportami con quello che mi circonda. Per mio carattere, per predisposizione naturale, tendo sempre ad apprezzare tutto, e cerco sempre la parte positiva di ogni cosa su cui concentrarmi. Il resto lo lascio alla professionalità degli altri.
F.S.: In questa produzione ricorre spesso l'immagine della finestra, come una doppia dimensione all'interno del quadro.
Crizzo: Questo aspetto della doppia dimensione credo nasca da una mia necessaria ricerca spirituale. Non a caso negli ultimi anni mi sono allontanato dalla vita sociale, per dare più importanza, più attenzione, alla mia interiorità, per osservare più profondamente i miei umori e le mie contraddizioni. Quindi in questi lavori vengono a manifestarsi due realtà, una interiore e l'altra esteriore. A chi osserverà i miei quadri, il compito di individuare qual è l'una e qual è l'altra.
F.S.: Di quali quadri ti sarebbe piaciuto essere l'autore?
Crizzo: Un'infinità, praticamente di tutti i grandi quadri della storia dell'arte. Per me il tempo dell'arte è un tempo unico. Non esiste un prima e un dopo, l'antico e il moderno, l'arte è sempre l'invenzione di un mondo immaginato, e quindi fuori dal tempo, fuori dalle regole che ci propone il reale, e che comunque riesce a dire le verità più intime che riguardano la vita e il reale. E dunque in questo tempo unico ci stanno tutte le mie passioni: ci sta Michelangelo come ci sta Van Gogh, Caravaggio come Francis Bacon, Piero Della Francesca come Balthus, Fidia come Gustave Moreau, Goya come Lucian Freud, e tanti altri ancora, un universo infinito. Se partiamo dalla premessa che ogni individuo è portatore di una dose costruttiva di invidia, ecco, la mia la riverso, accompagnata da ammirazione, nei confronti di questa parte di umanità che ha saputo tanto emozionarmi.